Blog personale di Marcellino Giusti, detto Lino
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Recensione de “A beautiful mind”

Alla fine i pronostici sono stati rispettati solo in parte: A beautiful mind è stato premiato come miglior film, ma Russell Crowe ha dovuto lasciare l’oscar a Denzel Washington, protagonista di Training days. Una scelta “politically correct”, viste le polemiche sulla presunte discriminazioni della giuria americana verso gli attori di colore. Comunque il punto forte del film A beautiful mind è proprio la recitazione di Russell Crowe. La storia è liberamente ispirata alla vita di John Nash, il vincitore del premio Nobel per l’economia nel 1994, con le sue innovative teorie dominanti e dell’equilibrio. Un genio eccentrico, omosessuale, colpito da una forma lieve di schizofrenia che non gli impedì di portare a termine una delle più grandi rivoluzioni del pensiero economico attuale. Russel Crowe riesce a passare con A beautiful mind dalle vesti del gladiatore a quelle di uno scienziato, ed è già un bel miracolo. La regia è di Ron Howard, per intenderci l’ex rosso di Happy days. Il nostro protagonista è bravissimo, nelle prime scene quasi esilarante nel restituire l’eccentricità di Nash, ma chissà se il premio Nobel parlava davvero così. Della sua omosessulità nel film nessuna traccia, e vai con le polemiche. Dicono che sia il solito film americano con il malato, se così fosse, è uno dei migliori. Del resto, non è che l’attuale panorama cinematografico offra molto di meglio…

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Recensione de “La vera storia di Jack lo squartatore”

Non fatevi ingannare dal titolo, perché vedendo questo film non conoscerete la verità sulle vicende del primo serial killer più famoso al mondo. La storia di Jack lo squartatore, il terrore della Londra di fine ottocento, resta un mistero infittito dal trascorrere del tempo, e forse il suo fascino sta proprio in questo. La trasposizione cinematografica dei fratelli Hughes non può quindi che rappresentare una delle tante ipotesi, sicuramente tra le più brillanti. Scopriamo chi è Jack lo squartatore grazie alle indagini di un ispettore molto particolare, sensitivo, oppiomane, impersonato da Jonnhy Depp. Le sue visioni lo porteranno ad entrare nella spirale d’orrore che porta alla verità, scoprendo che l’assassino non era solo un maniaco omicida, ma la punta di un’iceberg del male nascosto nella società britannica di quell’epoca. Il film dà il meglio proprio nel fotografare l’Europa tra i due secoli, ottocento e novecento, con le due rivoluzioni industriali che uccidono per sempre il mondo idilliaco della campagna. Il palcoscenico di questa tragedia è pieno di alcolizzati, prostitute, oppiomani, barboni, nelle strade; massoneria, complotti, chirurghi invasati dietro le quinte. Il tutto avvolto dalla nebbia e dai fumi di Londra, con un Jonnhy Depp molto al suo agio tra i vicoli bui della città. Niente violenza gratuita nelle scene, o super effetti speciali, ma un film vecchia maniera, godibile e interessante.

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Recensione “Casomai”

Casomai e’ un filmetto molto gradevole, scritto e diretto da Alessandro d’Alatri (Senza pelle, I giardini dell’Eden), interpretato direi piu’ che egregiamente da Fabio Volo e Stefania Rocca.
Racconta la storia di una coppia, Tommaso e Stefania, giovani rampanti della Milano-bene, creativi e benestanti, che si incontrano, si innamorano, si sposano, concepiscono un bambino, tra genitori, amici, interessi, svaghi. Ma la vita di coppia e’ indolore? E’ possibile mantenere un’equilibrio costruttivo, nonstante la fatica, le rinunce, l’impegno che la “famiglia” richiede? La sceneggiatura affronta questo tema, piu’ che mai attuale e spinoso, in questa societa’ consumistica dai ritmi frenetici, che a volte estende il concetto dell’usa-e-getta anche ai sentimenti.
Ecco un esempio di come la pubblicita’ influenzi i giudizi e l’atteggiamento della gente nei confronti di qualsiasi fenomeno, e che possa decretarne o meno il successo, perche’ e’ inevitabile rapportare questa graziosissima pellicola all’ormai amplificato “Ultimo bacio” di Muccino. Muccino ha parlato dei trentenni, della coppia, delle responsabilita’, delle rinunce, e lo ha fatto con toni urlati, esasperati, presentandoci delle tipologie umane ingessate e rigide, giovani borghesi quali archetipi di un’intera generazione in crisi esistenziale.
Casomai invece e’ piu’ silenzioso, veloce, fluido, sintetico. Mostra, non spiega, non e’ didascalico e pedante, ma attento e approfondito.
Le due ore di film sorrono veloci, con effetti fotografici assai interessanti, una regia senza compiacimenti, uno stile sobrio, che riesce quais a non farlo sembrare italiano.
Non ha beneficiato della baraonda da talk-show che invece ha consentito a L’ultimo bacio di diventare un fenomeno di costume, a mio avviso in modo immotivato. Fabio Volo, simpatico zuzzurellone radiotelevisivo riesce addirittura ad essere credibile e toccante, sincero e simpatico, contrariamente a Stefano Accorsi, mistero del cinema italiano.
Stefania Rocca, con i suoi occhi azzurri e il suo viso spigoloso e’ bella e spontanea.
Direi senza ombra di dobbio che D’Alatri vince Muccino.